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Responsabile Tecnico vs Dirigente Tecnico: Ruoli, Differenze e Sinergie

Nel mondo dell’associazionismo, delle società sportive e delle aziende ad alto contenuto tecnologico, sentiamo spesso parlare di Responsabile Tecnico e Dirigente Tecnico. Sebbene i nomi possano sembrare simili, queste due figure operano su piani differenti: uno è il “motore” dell’operatività, l’altro è la “mente” della strategia.

In questo articolo faremo chiarezza sulle loro competenze, responsabilità e su come la loro collaborazione possa fare la fortuna di un’organizzazione.

1. Il Responsabile Tecnico: Il Cuore del Campo

Il Responsabile Tecnico è l’anima pratica dell’organizzazione. È colui che possiede le competenze specifiche (il “know-how”) e si assicura che l’attività quotidiana venga svolta secondo gli standard prefissati.

Cosa fa concretamente?

  • Coordinamento dello staff: Gestisce istruttori, allenatori o tecnici operativi.
  • Programmazione didattica/operativa: Decide come si lavora, definendo i protocolli tecnici o i programmi di allenamento.
  • Controllo qualità: Verifica che gli obiettivi tecnici vengano raggiunti e interviene in caso di errori metodologici.
  • Aggiornamento: È il primo a dover essere aggiornato sulle nuove normative o tecniche del settore.

In sintesi: Il Responsabile Tecnico risponde alla domanda: “Come dobbiamo svolgere questa attività nel modo migliore?”

2. Il Dirigente Tecnico: La Visione Strategica

Il Dirigente Tecnico si colloca a un livello più alto nella gerarchia gestionale. Non sempre deve saper “fare” nel dettaglio ciò che fa il tecnico, ma deve saperlo gestire all’interno di un quadro economico e normativo.

Cosa fa concretamente?

  • Pianificazione e Budget: Valuta la sostenibilità dei progetti tecnici e alloca le risorse necessarie.
  • Rapporti Istituzionali: Gestisce i contatti con federazioni, enti pubblici o partner commerciali.
  • Gestione Risorse Umane: Si occupa della contrattualistica e della selezione del personale (su indicazione del Responsabile Tecnico).
  • Responsabilità Legale: Spesso è la figura che si interfaccia con le normative di sicurezza e conformità.

In sintesi: Il Dirigente Tecnico risponde alla domanda: “Quali risorse servono e quali obiettivi societari dobbiamo raggiungere?”

CaratteristicaResponsabile TecnicoDirigente Tecnico
FocusOperatività e MetodologiaStrategia e Gestione
AmbienteCampo, Laboratorio, OfficinaUfficio, CDA, Relazioni esterne
CompetenzaSpecialistica/SettorialeManageriale/Gestionale
ObiettivoEccellenza della prestazioneSostenibilità e crescita del progetto

Perché la distinzione è importante?

Molte piccole realtà commettono l’errore di sovrapporre queste due figure in una sola persona. Se da un lato ciò garantisce risparmio, dall’altro crea un corto circuito: un ottimo tecnico potrebbe non avere le doti gestionali necessarie, e un bravo manager potrebbe ignorare le necessità pratiche dello staff.

La sinergia vincente: Il Dirigente Tecnico mette a disposizione il “terreno” (risorse, strutture, permessi), mentre il Responsabile Tecnico coltiva i “frutti” (risultati, qualità del servizio, crescita degli atleti o del prodotto).

Conclusione

Che tu stia gestendo una scuola calcio, un’accademia di formazione o un’azienda di servizi, identificare correttamente chi comanda “tecnicamente” e chi gestisce “dirigenzialmente” è il primo passo verso una struttura solida.

E tu, nella tua organizzazione, hai già definito chiaramente questi ruoli?


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MANSIONI OLTRE LE ASD
Non solo atleti: come inquadrare correttamente chi si prende cura del centro sportivo. Pulizie, manutenzione e custodia

“Dietro il successo di ogni ASD o SSD pulsa un motore silenzioso: è quello di chi cura i campi, mantiene gli impianti e garantisce l’igiene degli spazi. Senza di loro, lo sport si fermerebbe. Eppure, queste figure indispensabili sono spesso al centro di pericolosi passi falsi burocratici. Sbagliare il loro inquadramento non è solo un rischio legale o economico — che può sfociare in pesanti sanzioni e vertenze — ma è soprattutto una miopia gestionale. Regolarizzare correttamente ogni collaboratore significa proteggere il futuro dell’associazione e dare il giusto valore a chi, ogni giorno, rende possibile l’attività sportiva.”

Chi è (davvero) il lavoratore sportivo?

Con la riforma entrata in vigore il 1° luglio 2023, i dubbi sono stati chiariti: la qualifica di “lavoratore sportivo” non è più generica, ma segue un perimetro ben definito. Secondo l’art. 25 del D.Lgs. 36/2021, rientrano in questa categoria figure come atleti, allenatori, istruttori e preparatori che operano dietro corrispettivo per un ente iscritto al RASD. Ma c’è di più: la norma accoglie anche altri tesserati indicati nei mansionari tecnici delle singole Federazioni.

Il punto di rottura?

Le mansioni amministrativo-gestionali e, soprattutto, quelle operative. Se un collaboratore si occupa di pulizie, manutenzione o custodia, non è un lavoratore sportivo. Per queste figure “extra-campo”, il diritto dello sport cede il passo alle regole del lavoro ordinario: un dettaglio che, se ignorato, può costare caro in termini di sanzioni.

Il gioco delle etichette: perché il contratto “giusto” non basta

Molte ASD e SSD pensano, spesso in buona fede, di essere in regola inquadrando chi pulisce o cura i campi come collaboratore occasionale o volontario. La verità è più complessa: ciò che conta per gli ispettori del lavoro non è il titolo dell’accordo, ma la quotidianità. Se il collaboratore opera sotto la direzione e il controllo dell’ente, siamo di fronte a un rapporto di lavoro dipendente. Confondere queste categorie non è solo un errore formale, ma un rischio economico che nessuna società sportiva dovrebbe correre.

Identikit del lavoro dipendente: la tua ASD è a rischio?

In parole semplici, un collaboratore è considerato un dipendente (subordinato) quando non ha autonomia decisionale e “obbedisce” all’organizzazione dell’ente. Non contano le etichette, contano i fatti. Ecco i segnali tipici a cui prestare attenzione:

  • Paga e regole: Se riceve un compenso fisso (spesso calcolato sulle ore) ed è tenuto a rispettare il regolamento disciplinare interno, rischiando richiami in caso di inadempienza.
  • Chi decide cosa fare? Se il lavoratore riceve istruzioni precise e costanti su come svolgere le mansioni (Eterodirezione).
  • Il vincolo dell’orologio: Se deve rispettare turni o orari d’ufficio stabiliti rigorosamente dalla società (Orario fisso).
  • Attrezzi del mestiere: Se utilizza esclusivamente i prodotti, i macchinari o le divise forniti dall’associazione.
  • Presenza costante: Se l’attività non è un “una tantum”, ma una collaborazione stabile e continuativa nel tempo.

Un rapporto è subordinato, in sintesi, se presenta queste caratteristiche:

CaratteristicaCosa significa in pratica
DirezioneIl lavoratore segue ordini e istruzioni specifiche del datore.
OrarioLa prestazione avviene in orari fissi e prestabiliti.
StrumentiL’attrezzatura è fornita dalla ASD/SSD.
ContinuitàIl lavoro è abituale e inserito stabilmente nell’ente.
CompensoLa paga è fissa, periodica e spesso legata alle ore svolte.

Co.co.co. o Dipendente? Ecco cosa cambia davvero

La differenza tra un collaboratore (co.co.co.) e un dipendente sta tutta nel “come” si lavora. Nel lavoro parasubordinato, il collaboratore concorda l’obiettivo con l’ente ma mantiene la libertà di organizzare il proprio tempo e le proprie modalità. Al contrario, nel lavoro subordinato questa autonomia scompare: il lavoratore è inserito stabilmente nell’ingranaggio societario e deve seguire fedelmente ogni disposizione organizzativa del datore di lavoro.

Facciamo i nomi: le figure più “a rischio” subordinazione

Non tutte le mansioni in una società sportiva sono uguali. Per queste quattro categorie di lavoratori, il confine tra “aiuto occasionale” e “lavoro dipendente” è sottilissimo e spesso già superato nei fatti. Vediamo nel dettaglio perché:

🧼 Pulizie e Sanificazione: Non solo chi pulisce gli spogliatoi e le tribune, ma anche chi si occupa del lavaggio delle divise e della gestione dei rifiuti.

🛠️ Manutenzione Impianti: Dai tecnici della piscina (filtri e cloro) ai manutentori di macchinari fitness, fino agli operai specializzati e ai giardinieri che curano i campi.

🔑 Logistica e Custodia: Le figure che gestiscono le chiavi, la sicurezza degli accessi, il magazzino e i trasporti (autisti e addetti ai mezzi sociali).

Come inquadrare correttamente il personale non sportivo?

Una volta identificata la necessità di un inquadramento subordinato, la domanda diventa: quale contratto si adatta meglio alle esigenze della mia ASD? Le soluzioni sono diverse e vanno scelte con cura:

  • Stabilità o flessibilità? Si può optare per il tempo determinato o indeterminato, modulando l’orario tra Full Time o Part Time.
  • Gestire l’imprevedibilità: Per esigenze discontinue, il lavoro intermittente (o “a chiamata”) è spesso la soluzione ideale.
  • Stagionalità e giovani: Esistono percorsi specifici come i contratti stagionali o l’apprendistato, per investire sulla formazione dei più giovani.
  • Interventi saltuari: Per prestazioni davvero sporadiche, è possibile valutare il lavoro occasionale tramite la piattaforma INPS, sempre nel rispetto dei limiti di legge.

Il consiglio d’oro: Non esiste una “taglia unica”. Per evitare sanzioni e costruire una gestione sostenibile, è fondamentale confrontarsi con un consulente esperto che sappia cucire il contratto corretto sulla reale attività svolta dal collaboratore.

Per maggiori info contattaci

RUNTS: La Guida Definitiva al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

Se operi nel mondo del no-profit, avrai sicuramente sentito parlare del RUNTS. Non è solo l’ennesimo acronimo burocratico, ma il vero “cuore pulsante” della Riforma del Terzo Settore. In questo articolo vedremo cos’è, come funziona e perché la tua associazione non può più farne a meno.

Cos’è il RUNTS?

Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore è il registro telematico istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha sostituito i vecchi registri regionali delle APS (Associazioni di Promozione Sociale) e delle ODV (Organizzazioni di Volontariato), oltre all’anagrafe delle ONLUS.

In breve: È la carta d’identità digitale di tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS). Se non sei iscritto, per lo Stato non sei ufficialmente un ETS.

Chi può iscriversi?

L’iscrizione non è un obbligo assoluto per tutte le associazioni, ma è la condizione necessaria per acquisire la qualifica di ETS. In particolare, il registro è suddiviso in 7 sezioni:

  1. Organizzazioni di Volontariato (ODV)
  2. Associazioni di Promozione Sociale (APS)
  3. Enti Filantropici
  4. Imprese Sociali (incluse le Cooperative Sociali)
  5. Reti Associative
  6. Società di Mutuo Soccorso
  7. Altri Enti del Terzo Settore

I vantaggi dell’iscrizione: Perché farlo?

Molti vedono il RUNTS solo come un carico di lavoro extra, ma i benefici sono tangibili e sostanziosi:

  • Agevolazioni Fiscali: Accesso a regimi di tassazione agevolata e detrazioni/deduzioni per i donatori.
  • 5 per mille: Solo gli enti iscritti al RUNTS possono accedere a questa importante fonte di finanziamento.
  • Contributi Pubblici: Possibilità di stipulare convenzioni con la Pubblica Amministrazione e partecipare a bandi riservati.
  • Personalità Giuridica: Una procedura semplificata per ottenere l’autonomia patrimoniale perfetta (proteggendo il patrimonio personale degli amministratori).
  • Trasparenza: Maggiore credibilità agli occhi di partner, donatori e cittadini.

Come ci si iscrive? La procedura

L’iscrizione avviene esclusivamente in via telematica. Per procedere, l’ente deve essere in possesso di tre strumenti fondamentali:

  1. SPID o CIE del rappresentante legale.
  2. Firma Digitale (necessaria per firmare i documenti da inviare).
  3. PEC (Posta Elettronica Certificata) dell’associazione.

I documenti necessari

Per la domanda dovrai allegare:

  • Atto Costitutivo.
  • Statuto aggiornato alle norme del Codice del Terzo Settore.
  • Ultimi due bilanci approvati (se l’ente è già esistente).

Obblighi post-iscrizione: Non finisce qui

Una volta entrati nel RUNTS, l’ente deve mantenere aggiornate le informazioni. In particolare, è obbligatorio depositare ogni anno:

  • Il Bilancio d’esercizio (o il rendiconto per cassa per i piccoli enti).
  • Il Bilancio Sociale (obbligatorio solo sopra un certo fatturato).
  • Eventuali variazioni delle cariche sociali o modifiche statutarie.

Conclusione

Il RUNTS è lo strumento che porta il no-profit italiano nella modernità, garantendo trasparenza e certezza del diritto. Sebbene richieda un rigore gestionale maggiore rispetto al passato, i vantaggi in termini di crescita e sostenibilità sono imprescindibili per un’associazione che vuole guardare al futuro.

La tua associazione è già in regola o hai ancora dubbi sullo statuto? Non aspettare l’ultimo momento: la trasparenza è la tua miglior risorsa.

Ti è stato utile questo articolo?

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Codice di Comportamento EPS (Enti di Promozione sportiva)

Un passo storico e significativo per disciplinare in modo chiaro e condiviso la presenza degli Enti di Promozione Sportiva sul territorio.

Il Codice di Comportamento EPS è un documento, un insieme di linee guida e principi fondamentali finalizzati a garantire un ambiente sportivo etico, inclusivo e trasparente. Definisce con maggior rigore i rapporti tra gli Enti: correttezza, responsabilità e coerenza nella promozione di uno sport per tutti, anche se competitiva, contribuire alla coesione sociale del Paese.

Gli Enti devono promuovere la lealtà e il fair play nella quotidianità e nelle competizioni, contrastando qualsiasi condotta che possa compromettere l\’integrità dei risultati sportivi e generare forme di concorrenza contrastanti con le previsioni del codice.

Gli EPS devono diffondere una pratica sportiva sicura e accessibile a tutti i livelli, privilegiando percorsi formativi di qualità che elevino le competenze a vario titolo e valorizzino, attraverso lo sport, la salute e il benessere, l’inclusione e l’integrazione sociale, l’educazione e la cultura sportiva e ambientale.

Il Codice di Comportamento vuole rimarcare e rafforzare i seguenti principi:
➢ Etica e Sport: Lo sport non è solo competizione, ma anche un potente strumento di crescita personale e sociale. Gli EPS adottano comportamenti che riflettono i valori dello sport, come il rispetto, la lealtà, l\’integrità e il fair play.
➢ Inclusione e trasparenza: Gli EPS promuovono un ambiente sportivo etico, inclusivo e trasparente, valorizzando le diversità e garantendo pari opportunità a tutti i partecipanti.
➢ Collaborazione e leale concorrenza: Gli EPS favoriscono la collaborazione e la cooperazione per il bene comune dello sport, pur mantenendo una sana competizione basata sul rispetto reciproco e sull\’assoluta necessità di evitare comportamenti antisportivi e di concorrenza sleale.
➢ Responsabilità e Sostenibilità: Gli EPS gestiscono le risorse in modo responsabile, garantendo efficienza, trasparenza e rendicontazione. Promuovono inoltre pratiche sostenibili per ridurre l\’impatto ambientale e tutelare l\’ecosistema.

Per assolvere a questo ruolo e adottare il Codice gli EPS si impegnano primariamente a:

Trasparenza e onestà, lealtà sportiva. Privilegiare l\’accuratezza e la veridicità di informazioni, favorendo una comunicazione chiara e trasparente. Promuovere la lealtà e il fair play, come già detto antecedentemente, incoraggiando anche iniziative pubbliche congiunte.

    Rispetto reciproco. Riconoscere i valori, gli obiettivi, le differenze , la cultura e le competenze di ogni singola Organizzazione. In particolare deve evitare atti e azioni finalizzate a sottrarre in modo improprio e con promozioni sleali, attività e tesserati ad altri EPS, come le proposte con costi ridotti o nulli delle affiliazioni e del tesseramento.

    Educazione, Formazione e Attività Sportiva. Promuovere iniziative educative, anche congiunte, opportunità per migliorare le competenze e la conoscenza collettiva. Gli EPS devono operare affinché l\’educazione e la formazione nello sport siano guidate da principi etici fondamentali che promuovono un ambiente sicuro, inclusivo e rispettoso per tutti i partecipanti. Per questi motivi si impegnano a rilasciare titoli di formazione (titoli tecnici), nonché la validità nel proprio ambito.

    Gestione delle Risorse. Gli EPS devono garantire una gestione corretta e trasparente delle risorse pubbliche per assicurare trasparenza, efficienza e responsabilità. Gli EPS sono quindi tenuti a:

    • rispettare specifiche regole amministrative e al deposito del bilancio o rendiconto presso il RUNTS (APS), pubblicando sul sito istituzionale;
    • adottare procedure amministrative chiare e definite per la gestione delle risorse pubbliche;
    • disporre di personale qualificato con le competenze necessarie per gestire le risorse pubbliche in modo efficiente e conforme alle leggi e ai regolamenti applicabili;
    • implementare sistemi di controllo interno adeguati per prevenire e rilevare frodi, sperperi e altri abusi delle risorse pubbliche;
    • monitorare e valutare regolarmente la propria gestione delle risorse pubbliche, al fine di identificare aree di miglioramento e apportare le necessarie modifiche.

    Si attende inoltre una ulteriore appendice che delineerà le procedure di rilevamento delle eventuali violazioni al Codice e di irrogazione delle relative sanzioni e per la quale verrà richiesto un approfondimento specifico nell’ambito dell’attuale discussione sulla Riforma della giustizia sportiva.

    Tu hai già chi ti segue affinché hai tutto sotto controllo? Contattaci per saperne di più…

    Agevolazioni fiscali sui rifiuti per le associazioni

    Buongiorno a tutti, molti dei nostri lettori ci hanno chiesto se ci sono agevolazioni sul pagamento TARI per le ASD/SSD.

    Ebbene si…. Oltre alle varie agevolazioni per le Associazioni, si aggiungono agevolazioni anche sulle tassazioni sullo smaltimento dei rifiuti. Vediamo, oggi, insieme come conservare un po\’ di euro nelle casse sociali.

    In particolare per le associazioni senza fine di lucro è prevista una riduzione sulle aliquote da pagare sui rifiuti urbani applicabili solo per le associazioni e società sportive (ASD/SSD).

    Ti sembra ragionevole?

    Vediamo un pò la legge che dovrai utilizzare per richiedere l\’agevolazione oppure il rimborso se ancora non lo sapevi:

    La Risoluzione Ministeriale 24 gennaio 1994, protocollo 5/3398, dispone: “Per quanto riguarda i locali adibiti a palestra si ritiene di confermare, secondo quanto già espresso nella circolare n° 7 del 3 maggio 1983, l’intassabilità di quella parte destinata esclusivamente allo svolgimento dell’attività sportiva e la cui utilizzazione è riservata ai soli praticanti, in quanto su di essa non può esservi produzione di rifiuti”.
    Già in precedenza la Risoluzione ministeriale 14 marzo 1987 Protocollo 8/1868 precisava che la metratura non tassata è quella “parte degli impianti sportivi riservata, di norma, ai soli praticanti, a prescindere dalla circostanza che detti impianti siano ubicati nei locali o su aree scoperte”.

    Traduciamo un pò, così da spiegarmi meglio:

    Le superfici destinate a sola attività sportiva non producono rifiuti. 

    Quale aree interessano?

    Le aree interessate sono i campi all’aperto, superfici di gioco al coperto, aree di palestra, dove gli sportivi corrono, giocano, saltano e danzano. Tutte queste aree non sono tassabili.

    Quali aree sono soggette al TARI?

    Le aree tassabili sono: spogliatoi, uffici, bagni, aree di attesa. Queste aree sono soggette a tassazione in quanto producono, per logica, rifiuti.

    Cosa fare per richiedere l\’agevolazione sopra indicata?

    Molto semplice: puoi recarti all’Ufficio Tributi del Comune di appartenenza e presentare la planimetria delle aree indicando i mq che sono destinati esclusivamente allo svolgimento dell’attività sportiva e quindi non idonei a produrre rifiuti.

    Non lo sapevi ancora?

    Se sei venuto a conoscenza solo oggi sulle agevolazioni TARI, puoi fare richiesta all’Ufficio Tributi per un rimborso degli ultimi 5 anni.

    Secondo te sarà facile farti capire dagli impiegati comunali?

    Non sarà cosi semplice spiegare la cosa al funzionario comunale, ancora oggi molti non conoscono il mondo dell\’Associazionismo, ma con un po’ di pazienza otterrai ciò che ti spetta.

    SOCIAL BONUS ed Enti del Terzo Settore (ETS)

    Non hai un posto tutto tuo e questa potrebbe essere un\’occasione da non perdere. Ci stai pensando?

    Andiamo a vedere insieme che cos\’è il Social Bonus

    Il Social Bonus consente agli Enti del Terzo Settore di trovare un nuovo canale di finanziamento per la copertura dei costi sostenuti per il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati a questi enti per lo svolgimento delle loro attività di interesse generale non commerciali.

    Quindi, il Social Bonus è un incentivo fiscale previsto dall’articolo 81 del Codice del Terzo Settore, che mira a favorire le donazioni da parte di privati e imprese a favore di progetti sociali legati al recupero e alla riqualificazione di beni immobili pubblici.

    Entriamo nel dettaglio

    Il Social Bonus non sono altro che erogazioni liberali effettuate da persone fisiche, enti e aziende, le quali possono versare in modalità tracciabile agli ETS con vincolo di utilizzo al recupero dei beni di cui sopra; dette erogazioni liberali – e quindi i donatori – godono di sostanziosi risparmi fiscali.

    Cosa permette di ottenere il Social Bonus

    Il Social Bonus permette il recupero di questi beni, spesso abbandonati o in stato di degrado, consente di restituirli alla comunità con una nuova destinazione d’uso: strutture per l’assistenza sociale, centri per l’inclusione, spazi per attività culturali o ricreative. L’obiettivo finale è di favorire lo sviluppo di attività di utilità sociale che migliorano la qualità della vita nelle comunità locali.

    Chi può accedere al Social Bonus?

    Il bonus è accessibile a:

    1. Enti del Terzo Settore, i quali possono includere associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato e cooperative sociali, che abbiano già ottenuto la qualifica di ETS.
    2. Donatori, ossia persone fisiche, imprese e altri enti, che decidono di finanziare progetti sociali. I donatori beneficiano delle agevolazioni fiscali previste, ottenendo un risparmio significativo sulle imposte:
      • persone fisiche: credito d’imposta del 65% per donazioni pari o inferiori al 15% del reddito imponibile
      • enti: credito d’imposta del 50% per donazioni pari o inferiori al 15% del reddito imponibile
      • aziende: credito d’imposta del 50% per donazioni pari o inferiori al 5 per mille dei ricavi annui

    Cosa fare per ottenere il Social Bonus

    Gli ETS che desiderano accedere al Social Bonus devono presentare un progetto dettagliato che includa non solo il piano di recupero del bene, ma anche la destinazione d’uso a fini sociali. Il progetto deve essere presentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ne valuta l’idoneità e la conformità agli obiettivi della riforma del Terzo Settore.

    Una volta che il progetto è approvato, l’ETS può lanciare una campagna di raccolta fondi e cercare donatori disposti a contribuire. Questi ultimi beneficeranno dei vantaggi fiscali previsti, incentivando così ulteriormente le donazioni.

    Quando gli ETS possono presentare istanza?

    Gli ETS possono presentare l’istanza con il progetto di recupero degli immobili entro tre finestre temporali, valide ogni anno: il 15 gennaio, il 15 maggio e il 15 settembre.  

    A quali soggetti, le amministrazioni pubbliche possono dare in comodato o in concessione questi beni?

    Solo gli ETS escluse le imprese sociali in forma societaria possono essere, sia in forma singola che associata, beneficiari di tale assegnazione.
    Dunque una associazione di promozione sociale (Aps) o un\’organizzazione di volontariato (Odv) o altro ETS può ricevere da un\’amministrazione pubblica un immobile di tale natura onde poter presentare al Mlps un progetto di recupero e valorizzazione dello stesso.

    Cosa devono fare gli ETS beneficiari

    Ogni tre mesi, gli enti del Terzo settore beneficiari delle donazioni vincolate ai beni oggetto del Social bonus comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’ammontare delle somme ricevute.

    Nel portale gestito del Ministero e nel proprio sito, gli enti del Terzo settore ogni tre mesi dovranno riportare sia l’ammontare delle somme che la destinazione e l’utilizzo delle stesse.

    In definitiva il Social Bonus unisce il recupero di un\’immobile ai fini sociali e incentivi statali per chi emette le donazioni.

    Aspettiamo insieme per saperne di più

    IL MODELLO EAS

    Molte associazioni presenti nel nostro territorio, ancora oggi non sanno dell’esistenza di questo documento. Tu sei a conoscenza di questo “MODELLO”?

    Ovviamente non è un ragazzo che sfila e mostra i modelli preposti da uno stilista, ma non è molto diverso come concetto.

    Quando va compilato ed a chi va presentato?

    Ebbene questo modello deve essere presentato dalle Associazioni neonate entro 60 giorni dalla costituzione della stessa. Sicuramente andrai a sbirciare nelle tue scartoffie per vedere se l’hai presentato! Inoltre ti stai chiedendo a chi devi consegnare questo documento, semplice all’Agenzia delle Entrate.

    Il modello EAS oltre ad essere presentato subito dopo la costituzione della tua associazione è uno strumento che va utilizzato anche da quelle che registrano variazioni sui dati significativi ai fini fiscali che erano stati precedentemente comunicati.

    Su questo si è un po’ più elastici, si può fare entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è apportata la modifica. Ad esempio: se le modifiche le hai apportate il 15 aprile del 2021 hai tempo fino al 31 marzo 2022.

    Se non sei a conoscenza del modello EAS sicuramente non sai nemmeno a cosa serve. Ora te lo spiego: il modello EAS rappresenta uno dei principali obblighi degli enti associativi senza scopo di lucro affinché tu possa usufruire delle agevolazioni fiscali previste dall’articolo 30, comma 1 del D.l. 185/2008.

    Chi deve presentarlo e come?

    Oggi il modello EAS può essere presentato per via telematica direttamente dal Legale Rappresentante (Presidente) oppure tramite un intermediario abilitato. In passato dovevi andare direttamente tu di persona e lasciare il documento, ora grazie alla tecnologia ti eviti un viaggio e perdita di ore di fila!

    Abbiamo già parlato dei giorni di scadenza sia per le neoassociazioni che per quelle che apportano delle modifiche sulle cifre significative ai fini fiscali, ma esiste un altro caso in cui il modello EAS va presentato: in caso di perdita dei requisiti qualificanti e va ripresentato entro 60 giorni, compilando la sezione “Perdita dei requisiti”.

    Cosa succede se un’associazione non ha presentato il modello EAS?

    Il Decreto Legge numero 16/2012 ha stabilito che:

    te lo dico in poche parole: devi comunicare (presenti la domanda) e versare un importo minimo di sanzione di 258,00 € ”remissione in bonis”.

    Fai attenzione, la sanzione per la remissione in bonis non può essere oggetto di ravvedimento operoso e, a partire dall’11 giugno 2018, deve essere pagata esclusivamente con il modello F24 Elide. Beh, almeno dopo che fai la segnalazione ripari ad un errore pagando sanzioni ridotte!

    Ora cosa vuoi fare? Vuoi metterti in regola? Contattaci per saperne di più!

    Libro dei Verbali

    Iniziamo col dire che non dobbiamo confondere la parola verbale che utilizziamo in altri contesti, come ad esempio qui verbale non indica una multa.

    Infatti, il Libro dei Verbali ì dei verbali è un testo fondamentale ed obbligatorio del quale spesso gli enti non profit sottovalutano l’importanza. Inoltre è l’Associazione stessa che è tenuta a compilare e conservare.

    Che cosa ci sarà scritto in questo libro? In esso sono contenuti i resoconti di tutte le assemblee soci e di direttivo convocate ed effettuate dall’Associazione.

    Spesso il libro dei verbali viene visto come un’osservanza unicamente formale che toglie tempo prezioso allo svolgere delle attività. Per alcuni invece viene visto come un documento complicato che non si sa da che parte cominciare a scrivere.

    In realtà, se ben tenuto e aggiornato, puoi utilizzarlo per difenderti in caso di controlli fiscali o civilistici. Ti sembra poco?

    Cosa contiene quindi un verbale? Il Segretario dell’Assemblea si occupa di stendere il verbale e semplicemente riporta i punti dell’ordine del giorno discussi durante l’assemblea, identico a quello che è stato mandato ai soci in fase di convocazione. I verbali possono essere scritti a mano o al computer, ricorda la cosa importante è che ci sia!

    Quanto è scritto nello statuto deve essere rigorosamente rispettato? SEMPRE.

    Di conseguenza, se lo statuto prevede che delle assemblee e delle riunioni del consiglio siano redatti verbali, la tua Associazione deve scriverli nel libro dei verbali e conservarli con cura.

    Giusto per essere più chiaro! La tenuta dei libri sociali (tra i quali il libro dei verbali) è importante perché è da questi libri che si capisce se la tua associazione applica i principi di trasparenza, partecipazione, democraticità, uguaglianza dei diritti ed inoltre mette in pratica quanto previsto dalla normativa per usufruire delle agevolazioni fiscali.

    Come avrai capito, i verbali delle assemblee devono essere redatti con criterio e devono anche essere conservati con metodo, perché rappresentano il racconto della vita democratica della tua associazione.

    Ora ti do una piccola, brutta notizia…. non esiste un fax simile di verbale che possa andar bene per ogni associazione.

    Lo so, i dubbi sorgono spesso, perché nessuno nasce imparato.

    Se vuoi stare tranquillo e dormire sonni sereni puoi farli visionare a chi segue la tua associazione a 360 gradi.

    Se stai valutando di affidarti a NGS Group per la gestione dell’associazione, sappi che controlliamo ovviamente anche questi documenti.

    Infatti, oltre ad avere una consulenza da utilizzare nel corso dell’anno, puoi farci quesiti illimitati via mail e mandarci da controllare ogni documento riguardante l’associazione per un parere.