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Bilancio Sociale, Norme e Tesseramento: La Guida Definitiva per il Tuo Ente (Con Fac-Simile)

Gestire un’associazione, una cooperativa sociale o un Ente del Terzo Settore (ETS) significa molto di più che portare avanti una missione nobile: significa navigare in un mare di adempimenti burocratici, contabili e normativi in continua evoluzione.

Dalla corretta gestione delle quote associative al rispetto delle regole sul tesseramento, fino alla redazione del Bilancio Sociale, ogni dettaglio conta. Una piccola svista non comporta solo stress, ma rischia di compromettere la qualifica di ETS o di esporre l’ente a sanzioni amministrative e fiscali.

In questo articolo facciamo chiarezza sui punti chiave che ogni direttivo deve conoscere e ti forniamo uno schema di partenza per il tuo Bilancio Sociale.

1. Il Bilancio Sociale: Cos’è, Chi è Obbligato e Fac-Simile

Il Bilancio Sociale non è un semplice rendiconto economico, ma il documento con cui l’ente rendiconta gli impatti sociali, ambientali ed economici generati per la comunità.

Chi ha l’obbligo di redigerlo?

Secondo la Riforma del Terzo Settore, la redazione e il deposito del Bilancio Sociale sono obbligatori per:

  • ETS con ricavi/entrate superiori a 1 milione di euro.
  • Imprese Sociali (incluse le cooperative sociali), a prescindere dal fatturato.
  • Centri di Servizio per il Volontariato (CSV).

Nota per le realtà più piccole: Anche se non ne hai l’obbligo di legge, redigere un Bilancio Sociale è una scelta strategica fondamentale per dimostrare trasparenza a soci, finanziatori e pubblica amministrazione.

📊 Fac-Simile Struttura Bilancio Sociale

Per aiutarti a visualizzare come deve essere strutturato, ecco lo schema di base conforme alle linee guida ministeriali:

SezioneContenuti Principali
1. Nota MetodologicaCriteri utilizzati per la redazione e soggetti coinvolti.
2. Informazioni GeneraliDati dell’ente, storia, mission, governance e mappa degli stakeholder.
3. Persone ed OrganizzazioneNumero di soci, volontari, dipendenti, risorse umane e relative tutele.
4. Obiettivi e AttivitàDescrizione delle attività d’interesse generale svolte e risultati raggiunti.
5. Situazione EconomicaProvenienza delle risorse (pubbliche/private) e prospetto di bilancio integrato.
6. Impatto Sociale & AmbientaleValutazione qualitativa e quantitativa dei benefici generati sul territorio.

2. Norme e Adempimenti: Non Rischiare la Qualifica di ETS

Il Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) ha introdotto regole stringenti. Tra gli adempimenti periodici più importanti rientrano:

  • Deposito dei Bilanci (Esercizio e Sociale) nei termini di legge.
  • Aggiornamento dei dati catastali e societari nel portale RUNTS.
  • Adeguamento statutario constante alle ultime novità legislative.

Ignorare o gestire in modo superficiale questi passaggi mette a rischio le agevolazioni fiscali dell’ente e la permanenza stessa nel Registro.

3. Quote Associative, Iscrizioni e Tesseramento: Attenti ai Formalismi

Un errore molto comune riguarda la distinzione tra soci, tesserati e beneficiari delle attività. La finanza e l’Agenzia delle Entrate prestano un’attenzione maniacale a questi aspetti.

Per evitare contestazioni (come la riqualificazione delle quote in “corrispettivi commerciali”):

  1. Procedura d’iscrizione trasparente: L’ammissione di un nuovo socio deve sempre passare da una domanda formale approvata dal Consiglio Direttivo e registrata nel Libro Soci.
  2. Distinzione delle quote: La quota associativa annua è intrasmissibile, non rivalutabile e non rappresenta il pagamento di un servizio.
  3. Corretta tenuta del Registro Tesserati: Essenziale per le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD/SSD) e gli enti affiliati a reti nazionali per garantire la copertura assicurativa e la decommercializzazione delle entrate.

Vuoi la Certezza di Essere in Regola Senza Perdere la Testa?

Gestire un ente richiede tempo, passione e competenze multidisciplinari. Un errore nella rendicontazione o nella gestione del Libro Soci può costare caro.

Non fare tutto da solo.

Noi di NGS GROUP siamo al fianco di associazioni, enti del terzo settore e cooperative per semplificare la burocrazia e garantire una gestione fiscale e amministrativa impeccabile.

Cosa possiamo fare per te:

  • Redazione e revisione del Bilancio Sociale e d’Esercizio.
  • Audit e check-up normativo per verificare la conformità al RUNTS.
  • Consulenza su tesseramenti, gestione soci e quote associative.
  • Supporto completo negli adeguamenti statutari.

Hai dubbi sulla gestione del tuo Ente?

Non rischiare di commettere errori burocratici: affidati all’esperienza di NGS GROUP per una consulenza su misura.

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CU Associazioni ai Professionisti: la guida definitiva su come fare e cosa cambia

Se gestisci un’associazione – che si tratti di un’associazione sportiva dilettantistica (ASD), di un ente del Terzo Settore (ETS) o di un’associazione culturale – ti sarà sicuramente capitato di collaborare con dei professionisti. Che si tratti del commercialista che cura la contabilità, dell’avvocato che ha redatto uno statuto, o di un grafico freelance che ha curato il sito web, c’è un adempimento fiscale obbligatorio che non puoi dimenticare: l’emissione della Certificazione Unica (CU).

Spesso nel mondo dell’associazionismo si pensa che le scadenze fiscali riguardino solo le grandi aziende. Non è così. Facciamo chiarezza su come funziona la CU emessa dalle associazioni ai professionisti esterni.

La Certificazione Unica è il documento con cui l’associazione (in veste di sostituto d’imposta) dichiara al Fisco e al professionista i compensi che gli ha erogato nell’anno precedente e le ritenute d’acconto che ha trattenuto e versato per suo conto tramite modello F24.

Regola d’oro: Se la tua associazione riceve una fattura con ritenuta d’acconto (la classica ritenuta del 20%) e la paga, l’anno successivo ha l’obbligo di certificare quel pagamento inviando la CU all’Agenzia delle Entrate e al professionista stesso.

L’ente deve emettere la CU per tutti i lavoratori autonomi e i professionisti che hanno emesso fattura con ritenuta. Tra i casi più comuni troviamo:

  • Professionisti iscritti ad albi (avvocati, commercialisti, architetti, geometri).
  • Freelance e consulenti con partita IVA ordinaria o semplificata.
  • Prestatori di lavoro autonomo occasionale (le collaborazioni spot senza partita IVA, con ritenuta d’acconto del 20%).

Questo è il dubbio più frequente. I professionisti in regime forfettario non subiscono la ritenuta d’acconto in fattura. Tuttavia, l’associazione deve comunque emettere la CU anche per loro, indicando il compenso erogato con un apposito codice di esclusione. Serve all’Agenzia delle Entrate per incrociare i dati.

La compilazione della CU per il lavoro autonomo richiede l’inserimento di dati specifici nei quadri dedicati:

  1. Dati del sostituto d’imposta: I dati fiscali dell’associazione.
  2. Dati del percipiente: I dati anagrafici e la partita IVA/codice fiscale del professionista.
  3. Ammontare lordo: Il compenso totale pagato (al netto dell’eventuale rivalsa INPS se prevista, ma comprensivo della cassa previdenziale d’albo).
  4. Imponibile e ritenute: L’importo su cui è calcolata la ritenuta e il valore della ritenuta stessa (di solito il 20%).

Nota: Ricorda che il criterio fondamentale è quello di cassa. Nella CU vanno inseriti solo i compensi effettivamente pagati dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno di riferimento, indipendentemente dalla data in cui è stata emessa la fattura.

Le scadenze per la Certificazione Unica solitamente seguono un doppio binario, ma per i professionisti c’è una flessibilità importante da conoscere:

  • 16 Marzo: È la scadenza ordinaria per l’invio telematico all’Agenzia delle Entrate e per la consegna della copia cartacea/digitale al professionista.
  • 31 Ottobre (Scadenza Modello 770): Le CU contenenti esclusivamente redditi di lavoro autonomo “non dichiarabili nel modello 730 precompilato” (come la maggior parte delle fatture dei professionisti a partita IVA) possono essere trasmesse all’Agenzia delle Entrate entro la scadenza del modello 770 (fine ottobre).

Il consiglio del giorno: Anche se la legge permette l’invio flessibile a ottobre per le partite IVA, il consiglio è di consegnare e inviare tutto entro marzo. Questo permette ai professionisti di avere i dati pronti per la loro dichiarazione dei redditi estiva ed evita dimenticanze all’associazione.

Omettere l’invio della CU, inviarla in ritardo o con dati errati comporta delle sanzioni fiscali.

  • La sanzione ordinaria è di 100 euro per ogni certificazione omessa o errata.
  • Se la CU viene corretta e reinviata entro 60 giorni dalla scadenza, la sanzione si riduce a un terzo (33,33 euro).

Gestire il Terzo Settore o il mondo sportivo è bellissimo, ma la burocrazia non perdona. Per evitare errori, soprattutto se l’associazione ha molte collaborazioni attive, affidarsi a un consulente o al commercialista per l’invio telematico del flusso delle CU è sempre la scelta più sicura.

Gestire ASD e SSD: la Guida Definitiva tra Adempimenti Amministrativi e Fisco

Il mondo del dilettantismo sportivo ha subito una metamorfosi radicale. La Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021) e la progressiva riforma del quadro IVA hanno tracciato una linea netta rispetto al passato: le vecchie abitudini gestionali non sono più sufficienti. Oggi, governare una ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) o una SSD (Società Sportiva Dilettantistica) richiede precisione aziendale.

Se da un lato le tutele per i lavoratori e la trasparenza sono aumentate, dall’altro la burocrazia fiscale e amministrativa è diventata più stringente. Facciamo chiarezza sui pilastri obbligatori per mantenere l’ente in perfetta regola.

1. La spina dorsale amministrativa: il RASD

Il primo e fondamentale adempimento per qualsiasi realtà sportiva è l’iscrizione al RASD (Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche), gestito dal Dipartimento per lo Sport.

L’iscrizione al RASD non è una semplice formalità, ma la condizione sine qua non per:

  • Ottenere il riconoscimento della natura dilettantistica dell’ente.
  • Accedere a qualunque beneficio o agevolazione fiscale e contributiva.
  • Gestire le comunicazioni obbligatorie dei lavoratori sportivi.

Nota di bilancio: Entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale, l’Assemblea deve approvare il rendiconto economico-finanziario (per le ASD) o il bilancio d’esercizio (per le SSD), che andrà successivamente depositato proprio all’interno del RASD (ancora non obbligatorio).

2. La rivoluzione del Lavoro Sportivo

La Riforma ha cancellato i vecchi “compensi sportivi” esenti da tutto, introducendo figure contrattuali definite (subordinati, autonomi o collaboratori coordinati e continuativi – co.co.co.). Per le co.co.co. sportive, la gestione ruota attorno a due soglie cruciali basate sull’anno solare:

Fascia di Compenso AnnuoImposte (IRPEF)Contributi Previdenziali (INPS)
Fino a 5.000 €EsenteEsente
Da 5.000 € a 15.000 €EsenteSoggetto a contribuzione (Gestione Separata)*
Oltre i 15.000 €Soggetto ad aliquota ordinariaSoggetto a contribuzione (Gestione Separata)

*Nota: fino al 31 dicembre 2027, la base imponibile previdenziale su cui calcolare i contributi oltre i 5.000€ è ridotta al 50%.

L’obbligo di autocertificazione

Ogni collaboratore ha l’obbligo di rilasciare un’autocertificazione all’ASD/SSD in cui dichiara i compensi percepiti da altri sodalizi sportivi nello stesso anno. Senza questo documento, l’ente non può calcolare correttamente lo scatto delle soglie e rischia sanzioni.

E i collaboratori amministrativo-gestionali?

Chi lavora in segreteria o alla cassa rientra nel regime delle co.co.co. amministrativo-gestionali (Art. 37 D.Lgs. 36/2021). Godono delle stesse soglie di esenzione dei tecnici, ma con una differenza amministrativa critica: non possono beneficiare delle semplificazioni del RASD. I loro contratti vanno comunicati tramite i canali ordinari (Unilav/Centro per l’Impiego), richiedono l’apertura della posizione INAIL (a differenza degli sportivi puri protetti dall’assicurazione federale) e la gestione tramite Libro Unico del Lavoro (LUL).

3. L’aspetto Fiscale: l’era dell’Esenzione IVA

Sul fronte fiscale, il cambiamento più importante riguarda la transizione dal vecchio regime di “esclusione” IVA al nuovo regime di “esenzione” IVA (Art. 10 DPR 633/1972).

Mentre prima le quote dei corsi pagate da soci e tesserati erano considerate “fuori campo IVA” (quindi trascurabili ai fini dell’imposta), ora le prestazioni di servizi strettamente connesse alla pratica dello sport sono qualificate come esenti.

Cosa cambia concretamente nella quotidianità dell’ente?

  • Per chi ha solo entrate istituzionali (quote associative): È possibile continuare a operare con il solo Codice Fiscale, senza l’obbligo automatico di apertura della Partita IVA.
  • Per chi percepisce corrispettivi specifici (es. corsi commerciali o servizi a non tesserati): Diventa obbligatorio aprire la Partita IVA, procedere con la fatturazione elettronica (con codice di esenzione specifico) e trasmettere telematicamente i corrispettivi giornalieri, a meno che non si scelga un regime agevolato.

Il ruolo salvagente della Legge 398/1991

Il regime forfettario della Legge 398/91 rimane il pilastro fondamentale per le realtà che svolgono attività commerciale accessoria (come sponsorizzazioni o pubblicità) entro il limite di 400.000 € di ricavi. Scegliere questo regime garantisce:

  1. Esonero dalla tenuta delle scritture contabili ordinarie e dalla certificazione dei corrispettivi.
  2. Tassazione agevolata sulle sole entrate commerciali, calcolata applicando un coefficiente di redditività del 3%.

Conclusioni: una check-list per i dirigenti

Per non farsi trovare impreparati di fronte a eventuali controlli dell’Ispettorato del Lavoro o dell’Agenzia delle Entrate, ogni ASD e SSD deve verificare regolarmente questi passaggi:

1.Verifica dello Statuto:

Accertarsi che l’atto costitutivo e lo statuto siano perfettamente adeguati alle disposizioni del D.Lgs. 36/2021 (assenza di lucro, oggetto sociale incentrato sull’attività sportiva).

2.Controllo Posizione RASD:

Verificare che i dati del registro siano aggiornati e che tutti i tesserati e i verbali di bilancio siano correttamente inseriti.

3.Inquadramento dei Collaboratori:

Raccogliere le autocertificazioni da tecnici e segretari, firmare i relativi contratti di co.co.co. sportiva o amministrativa e predisporre i cedolini per chi supera i 5.000 € annui.

4.Allineamento IVA e Fatturazione:

Pianificare con il proprio consulente fiscale se l’operatività dell’ente richiede l’apertura della Partita IVA per la gestione delle operazioni esenti o se sussistono i requisiti per il mantenimento del regime 398/91.

La gestione sportiva non è più un passatempo domenicale: tutelare il proprio ente significa applicare queste regole con rigore e professionalità.

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